Gian Luca & The Oak

Italian born, London based, American rooted singer songwriter

Gian Luca official music page. Italian born, London based, American rooted folk singer songwriter.

2014: A Few Stories On My Shoulders And A Blog Around The Bend

ON AIR: Ólafur Arnalds - …and They Have Escaped the Weight of Darkness

Col proliferare dei bilanci sul 2014 un po’ ovunque di questi periodi, non potevo che esser colto anch’io dal bisogno irrefrenabile di scrivere alcune considerazioni. A dire il vero, avevo pensato di scriverci una canzone (originale, eh??) poi, come al solito, ho finito per scrivere troppo e mi è sembrata una buona occasione per iniziare questo post.

 

Credo che quest’anno abbia avuto i suoi momenti.

Ho visto il deterioramento dell’amore e ho imparato che, sebbene certi sentimenti non vanno mai via, a volte devi accettare il fatto che è soltanto una questione di trovarsi gli uni con gli altri, nello stesso momento.

Ho scelto di ritornare alla mia musica per cercare di alleviare quel peso che senti sulla pancia quando non sei felice e, nonostante lo stentare coi soldi, i mille lavori che devi fare per pagare affitto e bollette (a Londra poi...), e tutte le notti insonni spese a cercare di metter giù due parole, finire una canzone, imparare una melodia perché il giorno dopo sai che non avrai tempo a lavoro, coi vicini che sbattono le mazze sui muri per farti smettere (Cristo santo!!! N.B. Letteralmente dall’inglese immaginatevi più un bel bestemmione.), nonostante tutto ciò, ho imparato che se c’è qualcosa a questo mondo che ti fa sentire te stesso in toto, come sputare fuori l’anima su un palco con in braccio una chitarra, a prescindere dai soldi che prendi (quando li prendi), quanto fico sia il locale o quanta gente ti sta ascoltando, allora devi soltanto metterti a farlo e il resto son cavolate.

Ho avuto l’opportunità di conoscere moltissima gente quest’anno come probabilmente non mi era mai successo prima e ne sono immensamente grato poiché ho imparato che, a volte, non è poi così difficile trovare un amico, ma la gente tende anche ad usare gli altri e ho capito quanto puoi arrivare a sentirti solo con te stesso; eppure darei tutto ciò che ho per quell’unico momento infinitesimale di pura, reale connessione ed empatia.

Che si tratti di condividere una parte di te stesso su e giù da un palco o una tarda notte con un paio di chitarre, qualche birra e un gruppetto di amici a cantare come se non ci fosse un domani, perché alla fine è incredibilmente appagante quando puoi avere un posto in cui ti senti a casa (qui in verità avevo fatto lo “splendido” citando Joni Mitchell, però suonava un po’ ridicolo tradotto in italiano). Le persone hanno le proprie storie, a volte sei abbastanza fortunato da poter condividere la tua con loro, altre volte incrociano il tuo sentiero per un tratto brevissimo ma, nonostante tutta l’indifferenza ed il dolore che talvolta si portano dietro, vale comunque tutta la pena del mondo ascoltare.

Per troppe volte quest’anno ho sentito di persone morire (e oggi è toccato pure Pino che mi rende proprio triste...) e ho imparato che, non importa la ragione per cui accade o quanto vicino ti sentivi a loro, è sempre un po’ come se si portassero via un pezzettino del tuo cuore.

E sono stato in questa città anche troppo a lungo per capire che: io, non voglio vivere soltanto per il fine settimana!

Ho provato sulla mia pelle come, nonostante le distanze e tutte le difficoltà della vita, la famiglia e i vecchi amici possano essere sempre lì per te e ho imparato che spesso ti serve soltanto un momento di condivisione, un piccolo gesto o pensiero per realizzare che certe cose non cambiano mai.

Dunque, tutto sommato sì, quest’anno ha avuto i suoi momenti come ogni altro anno. Perdi qualcosa e trovi qualcos’altro, cadi e poi ti rialzi di nuovo. Le brutte cose succedono così come quella belle ma poi, alla fine, ti rendi conto di aver trovato soltanto un po’ più di te stesso. E questo è il mio miglior augurio per il 2015.

Buon anno a tutti!

Love.